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Intitolato al drammaturgo cebano Carlo Marenco.
Nei primi decenni dell’Ottocento, gli artisti recitavano in un salone situato in via Carlo Marenco al numero 103, presso la casa Bergallo. Si rendeva necessario trovare un locale più ampio ed adeguato. La Società Filodrammatica chiese al Comune ed alla cittadinanza di partecipare alla costruzione di un vero e proprio teatro. Il luogo adatto a tale scopo fu rinvenuto in via Pallavicino, nell’edificio dove era situata la casa di detenzione, nel periodo in cui Ceva fu eretta capoluogo di Provincia. A testimonianza dell’esistenza in quel luogo di locali di reclusione, vi è ancora la scritta in francese sulla facciata del fabbricato di fronte, che ne indicava la destinazione ad ambienti riservati alle forze dell’ordine: Sureté publique - Obediance aux lois. Il 22 novembre 1858, grazie al sindaco Enrico Barberis, il Comune deliberò di concedere alla Filodrammatica il sito e di contribuire ai fondi mancanti.
Su progetto dell’ingegnere cebano Donato Levi, poi affiancato dall’ingegner Bianchetti, si iniziarono i lavori nell'aprile del 1860. Il teatro disponeva di 48 palchi, la platea e la galleria, per una capienza complessiva di circa 250 spettatori.
L’inaugurazione ufficiale avvenne il 28 settembre dello stesso anno, con la rappresentazione de La Pia de' Tolomei, tragedia del medesimo Carlo Marenco.
I manufatti in legno furono opera dell’artigiano cebano Alessandro Boasso, gli affreschi del soffitto e dei palchi vennero eseguiti dal pittore Giuseppe Vigna, il tendone fu dipinto dall’artista locale Vincenzo Odello.
La struttura divenne anche luogo di incontro durante i veglioni di carnevale e di fine anno ed ancora sede deputata per comizi politici, convegni culturali e concerti.
Il teatro fu pure adibito a sala cinematografica dal 1934 fino alla metà degli anni Sessanta. Nel 1932, anche in funzione di interventi di risanamento urbanistico, venne realizzata la facciata principale e tra le grandi vetrate si vede il foyer al piano terra.
Il teatro però ebbe bisogno di nuovi lavori che si fecero nel 1975, l’inaugurazione si tenne il 29 giugno. Il celebre comico Erminio Macario, sposato con la cebana Giulia Dardanelli, calcò più volte le tavole del palcoscenico del Marenco ed ebbe a paragonarlo ad una "bomboniera".
Durante alcuni scavi effettuati nel 1978, per la sistemazione dell’accesso al teatro da via cardinale Adriano Ceva, venne in luce un'antica colonna cilindrica in pietra e laterizio, probabilmente riconducibile alla struttura della chiesa di Santa Maria di Piazza (Sancta Maria de Platea).
Nel 2007, vennero realizzati una serie di interventi di restauro conservativo, il soffitto affrescato venne recuperato e rimesso in mostra. Nel ripristino dei muri esterni, dal lato prospiciente via Pallavicino, si lasciarono in vista tamponamenti e riattamenti con laterizi di diversa forma ed epoca, con lo scopo di evidenziare, le tracce delle probabili addizioni e modifiche edilizie eseguite, in sede di costruzione delle prigioni prima e del teatro poi, sull’antica struttura della chiesa di Santa Maria di Platea.




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