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Questa chiesa è situata a metà della contrada di Valgelata nella piazzetta Piantabella, intitolata al benefattore che nel 1500 fondò l’opera pia che in seguito si aggregò alla stessa chiesa.
La consacrazione dell’edificio di culto a San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano beatificato il 1° novembre 1610, indica una devozione locale al santo ritenuta non comune nel Piemonte occidentale, rispetto ad altre aree di cultura lombarda. La sua edificazione fu negli anni subito successivi alla beatificazione del Borromeo.
Molti dei dipinti sulle pareti al suo interno sono degli ex voto in quanto la loro esecuzione fu finanziata da abitanti della borgata, da elemosine ed oblazioni. La facciata della chiesa si ritiene abbia subito nel tempo varie modifiche. Quella attuale è di conformazione molto semplice, sormontata da un attico, con alla destra un campanile di architettura seicentesca. Questo è in muratura di mattoni lasciati a vista, a base triangolare.
L’interno consta di un unico spazio di forma rettangolare, sormontato da una volta a botte con tre unghie per lato, di cui le due centrali più larghe e profonde. L’illuminazione naturale è assicurata da due lunette laterali, due finestrelle rettangolari in facciata e un oculo sopra il portale di ingresso. La porta di accesso ha stipiti ed architrave in arenaria scanalata.
Alle pareti sono raffigurati alcuni santi in affreschi raffinati e riquadrati, sormontati da una fascia decorativa a motivi vegetali per tutto il perimetro del locale. Il pittore Giovanni Arigone le realizzò nei primi anni Trenta del Seicento.
Sulla parete di sinistra, partendo dall’ingresso è riprodotto san Francesco d’Assisi, seguito dalla figura di san Giovanni Battista e da quelle dell’Angelo Custode e di sant’Agostino.
Proseguendo dal lato destro, dopo l’altare, sono ritratti san Bartolomeo Apostolo, san Diego, santa Caterina d’Alessandria, santa Lucia e san Rocco. In quattro lunette, alla base della volta sono invece affrescati alcuni momenti particolari della vita di san Carlo, dipinti nel 1628 da Lorenzo Ocello: a sinistra la visita e la consolazione degli appestati nelle loro capanne e la predicazione agli eretici della valle Mesolcina; a destra san Carlo salvato dalla Divina Provvidenza da un colpo d’archibugio e la fondazione di monasteri di monache. Gli affreschi della volta rappresentano la gloria di san Carlo fra gli Angeli. Nella porzione sopra il portale di ingresso è raffigurato il simbolo araldico dei Borromeo, con il motto di famiglia: Humilitas, mentre nelle “unghie” laterali sono dipinti degli angeli, due dei quali reggono nastri con scritte a lode del santo: Vir desideriorum (uomo dei bisogni, uomo a cui rivolgere le richieste) e Pertransiit benefaciendo (Passò con l’intenzione di fare del bene), opera del pittore cebano Cilin Odello, del 1910. L’ancona dell’altare, di autore ignoto, rappresenta sant’Anna con Maria Bambina, tra un coro d’angeli che recano fiori, ai suoi piedi vi sono san Carlo e sant’Eligio vescovo. Tra i due santi è riportata, a tratti piuttosto grossolani, una veduta della Ceva seicentesca, compare inoltre in basso la figura di un maniscalco con alcuni attrezzi del mestiere. L’altare è di legno dipinto, come pure il tabernacolo ed il tempietto che lo sovrasta, manufatti tutti dell’artigiano Giuseppe Quaglia, che ebbe il suo laboratorio nella contrada.
Questo edificio religioso fino a poco tempo fa è stato un bene di appartenenza dei proprietari di Valgelata, che ne avevano da sempre curato le opere di manutenzione e restauro.




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