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Pregevole esempio di barocco piemontese in città, l’edificio venne terminato nel 1735, su progetto e direzione dell’architetto monregalese Francesco Gallo.
Dal 1761 al 1765, quando erano in atto i lavori di ampliamento e di ricostruzione della facciata del Duomo, ebbe anche la funzione di chiesa parrocchiale.
L’intitolazione a Santa Maria e Santa Caterina deriva dal nome dell’omonima Arciconfraternita, che in questo edificio aveva la sua sede. Inizialmente si trattava di due confraternite distinte, quella di Santa Caterina, i cui confratelli erano chiamati Umiliati e quella di Santa Maria che associava i Disciplinanti o Battuti. Prima della costruzione di questa chiesa le due confraternite avevano i rispettivi oratori poco fuori le mura della città, nei pressi della porta di San Francesco, sull’argine destro del torrente Cevetta. Successivamente ai danni provocati dall’inondazione del 6 luglio 1584, le due associazioni ripararono le rispettive strutture preesistenti, ma consapevoli della necessità di riedificarle in un luogo più sicuro.
A tale scopo le due istituzioni si fusero in una sola, dando vita all’Arciconfraternita, e commissionarono all’architetto Guarino Guarini il progetto di un nuovo tempio all’interno del “recinto” cittadino, da intitolarsi a Santa Maria e Santa Caterina.
Il progetto venne consegnato nel 1680, ma i lavori non iniziarono prima del 1700. Questi procedettero in modo regolare per poco tempo, poiché furono interrotti a causa di un esposto presentato dai proprietari degli edifici adiacenti. La situazione si sbloccò nel 1734 grazie all’architetto Francesco Gallo, a cui venne affidato il compito di riprogettare la struttura religiosa, abbandonando il progetto del Guarini. L’edificio fu terminato l’anno successivo e venne ufficialmente consacrato il 18 novembre 1737.
La facciata è di stampo barocco, il campanile con l’orologio vennero aggiunti in epoca successiva. L’interno evidenzia un impianto di tipo centrale, con una croce greca appena accennata, dove, all’incrocio dei bracci, si sviluppa il catino centrale. La chiesa è priva del coro, ma è dotata di una cantoria posta sopra l’ingresso su cui era installato un organo. L’edificio religioso è provvisto di tre altari: il maggiore dedicato alla Presentazione di Maria al Tempio ed è in legno decorato di color verde con inserti e fregi dorati intarsiati, in stile barocco; i due laterali sono identici e in simmetria tra loro, quello di sinistra è dedicato a san Clemente, quello di destra a Maria Vergine Addolorata.
In questa chiesa venivano celebrate anche le funzioni dedicate a Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona della Compagnia delle Umiliate, che un tempo avevano un loro oratorio chiamato anche Del Corpo del Signore, ove oggi vi è il Palazzo di Città.
Il pittore Andrea Vinaj decorò i soffitti e le pareti. L’artista, nell’ovale del catino sovrastante il presbiterio dipinse L’Annunciazione, con figure di angeli a chiaroscuro nei pennacchi sferici, mentre nel catino rotondo centrale raffigurò l’Incoronazione di Maria Vergine. Nella restante porzione di volta verso l’ingresso, affrescò un Sacro Cuore di Gesù ed un insieme con santa Caterina d’Alessandria, santa Elisabetta d’Ungheria e san Clemente. Lavori di ripristino delle dorature dell’apparato ligneo dell’altare maggiore furono affidati negli anni 1888 e 1889 al pittore cebano Vincenzo Odello, detto Cilin.
A partire dalla metà degli anni Settanta del Novecento in questa chiesa non vennero più svolte funzioni religiose. Recentemente la parrocchia di Ceva ha ceduto in comodato d'uso gratuito la chiesa al municipio che ha intrapreso le opere per il recupero.




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